Tav: dove c’è Stampa c’è censura.

La sera dell’11 luglio 2012 c’è stato, a Voltaggio, un confronto pubblico sul Terzo Valico tra il professor Francesco Munari, giurista, per il “Si”, ed il professor Marco Ponti, economista dei trasporti, per il “No”.

Il primo ha portato generiche previsioni di traffico antecedenti la recente crisi economica ed in sostanza ha dedicato molto tempo nel tritare e ritritare un principio secondo il quale le decisioni prese vanno messe in atto anche quando si constata che erano sbagliate sin dall’inizio, e che esse vanno comunque applicate anche quando una nuova realtà le svela come ancora più sbagliate. Come se ritornare su una decisione presa o cambiare una legge fosse un crimine anziché una prassi comune.

Il professor Ponti, con l’ironia e la lucidità che lo contraddistinguono, è stato chiarissimo nel far vedere che, volutamente, alla base del progetto non c’erano stati, nemmeno lontanamente, i necessari approfondimenti, e che il risultato, corrispondente allo scopo, è una colossale truffa ai danni del contribuente.

Nessuno dei due ha voluto o potuto (Munari) approfondire aspetti tecnici del trasporto merci, e Ponti è stato piuttosto conciso per lasciare spazio, dichiarandolo, ad altri che ne avrebbero parlato. Del resto almeno in due eravamo stati invitati da lui a portare contributi di cui era, almeno sommariamente, a conoscenza.

Ma chi gestiva il microfono e Giampiero Carbone che lo affiancava non ne hanno tenuto conto ed hanno limitato tempi degli interventi. E così ai presenti ho solo potuto dimostrare che in Italia il “corridoio 4 metri” europeo fa aumentare il traffico stradale anziché farlo diminuire, e poi dire che la Maersk lascia i bassi fondali di Genova per portare le sue grandi navi a Savona. Non è poco, ma avrei potuto portare l’attenzione dei presenti su molti altri aspetti.

Avrei potuto ricordare che il trasporto di merci su ferrovia conviene solo oltre una certa percorrenza, ben 400 km secondo l’amministratore di Trenitalia Mauro Moretti (Lerici, 24 maggio 2010), e che per questo motivo i pochi container che vengono caricati da FS Cargo a Genova vanno per lo più a Verona, Padova e Bologna, mentre, tutti i giorni, a Milano e dintorni diverse centinaia di container ci vanno su strada.

Avrei potuto accennare al fatto che parlare di merci che vanno a 150 km/h non ha senso perché già nel passare da 100 a 120 km/h lo stesso carro ferroviario perde, solitamente, almeno il 20% della sua portata, rischiando, per inseguire la velocità, una diminuzione della capacità di carico tale da dover comporre due treni dove ne bastava uno, con grande spreco di energia.

Avrei potuto ricordare che sulle attuali linee Tav non vengono trasportate merci anche perché le oltre 1500 elettromotrici che circolano in Italia vanno, praticamente tutte, a 3000 volt in corrente continua anziché ai 25000 volt a corrente alternata che alimentano quelle linee Tav.

Avrei potuto spiegare che le difficoltà del porto di Genova non derivano dai notav, ma che basta esaminare attentamente la carta geografica per scoprire che per mandare rapidamente un container da Suez in Nord Europa la strada più rapida non passa per Genova ma per i porti della Grecia. E non più rapida di poco: più rapida di un giorno.

Avrei detto anche che dalle nostre parti più che nella Tav i soldi andrebbero messi nella sicurezza idrogeologica. Ma anche nella sicurezza sismica perché Wikipedia riporta una dozzina di terremoti tra l’Alessandrino e Genova, di cui 5 negli ultimi 12 anni. A Gavi nel 1680, in Valle Scrivia nel 1541, nel 1828 e nel 2003. Una situazione che dovrebbe far drizzare le antenne sull’idea di depositare un milione di metri cubi di smarino su un pendio che sovrasta il Lemme e che pare essere già franoso di suo, tenendo presente che dall’approvazione del Terzo Valico ad ora sono passati da 46 a 115 su 190 i comuni della Provincia di Alessandria classificati in zona 3 quanto a sismicità, la stessa, è bene sottolinearlo, dei comuni emiliani interessati dal recente sisma.

Al giurista Munari avrei chiesto un parere sull’autorizzazione, da parte del Comune di Serravalle Scrivia, alla costruzione, poi effettivamente avvenuta, di strutture incompatibili con il tracciato del Tunnel nella zona dell’Outlet.

E anche come si accorda un progetto antecedente il 2006 con le nuove norme antisismiche previste dal decreto del Ministero delle Infrastrutture del 14 gennaio 2008, se vi sono adeguamenti da fare e con quali costi aggiuntivi.

E infine avrei spiegato al professor Munari, che nel corso dell’incontro aveva detto che il Terzo Valico sarebbe servito anche ai porti liguri di Savona e La Spezia, che il suo era un autogol, perché le linee che raggiungono Genova da Savona e La Spezia hanno la stessa classificazione in altezza delle linee che da Genova vanno ad Arquata: C22. In altri termini: le stesse carenze sulle linee tra Genova ed Arquata che secondo lui renderebbero necessaria la realizzazione del Terzo Valico sussistono, identiche, tra Genova e Savona e tra Genova e La Spezia.

Avrei detto cose che, basta provare, si leggono in tre minuti. Ma Giampiero Carbone, che lavora per “La Stampa”, giornale notoriamente favorevole alla Tav, non lo ha permesso dicendo che l’occasione ci sarebbe stata un’altra volta.

E invece l’occasione era proprio quella. Come esattamente questa, in queste righe, è l’occasione per dire che quella sera lui, giornalista, non ha reso un buon servizio a chi era venuto lì per informarsi, e che non ha certo contribuito a riequilibrare la grande disparità di spazi informativi tra i favorevoli ed i contrari alla Tav. Forse lui pensa che tra un leone ed un agnello su un ring sia necessario un arbitro che faccia rispettare le sane regole di un combattimento ad armi pari, in modo che entrambi abbiano le stesse possibilità di sopravvivenza.

Tino Balduzzi

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3 thoughts on “Tav: dove c’è Stampa c’è censura.

  1. riuscire a dire che la Stampa è a favore del Terzo Valico è un primato al quale può arrivare solo l’amico Tino Balduzzi. Per fortuna, i lettori sanno scegliere tra chi fa cronaca e chi cerca protagonismo.

    • Nel suo commento Giampiero Carbone ha scritto due frasi.

      Nella prima frase ha scritto una cosa non vera perché nell’articolo io non ho scritto “…notoriamente favorevole al Terzo Valico”, ma ho scritto “…notoriamente favorevole alla Tav”.
      E non è la stessa cosa perché l’italiano medio, magari impropriamente, alla parola “tav” associa “valsusa” e non “terzo valico”, che al momento quasi nessuno, in Italia, sa che cosa sia. Su “La Stampa” si parla di Terzo Valico da poco tempo e per lo più nelle pagine locali. Se ne parla sopratutto, gliene va dato atto, per merito dell’amico Giampiero Carbone. Ma è un nonnulla confronto all’enorme spazio che “La Stampa”, giornale torinese, da anni dedica alla Valsusa.
      Uno spazio tutto sbilanciato a favore alla Tav. Da vent’anni. Anche perché la Tav della Valsusa é nato come progetto della Fiat, di proprietà degli Agnelli come “La Stampa”.
      Il suo collega Massimo Numa, in particolare, è tristemente noto in tutta la Valsusa per la sua parzialità a favore della Tav ed è probabilmente una delle persone più insultate nella storia della valle. Cercando “Massimo Numa” su un motore di ricerca si trova molto, anche storie di provocazioni anonime partite dal suo account. Oppure, se si preferisce verificare dal vivo, si può andare sul posto ed in una qualsiasi assemblea valsusina dichiarare, a proprio rischio e pericolo, che “La Stampa” è contro la Tav.
      Comunque quando la Stampa chiederà di cancellare la realizzazione dei due tunnel in un editoriale del suo direttore potrò ricredermi.

      Nella seconda frase Giampiero Carbone liquida come “protagonismo” i miei tentativi di portare il discorso sulle ragioni tecniche in grado di dimostrare che entrambi i progetti sono insensati. Sono ragioni che suscitano un interesse sempre maggiore in ambiente universitario, in Valsusa ed anche qui. E sono uno strumento molto potente nel far cambiare idea alla grande massa di persone ancora favorevoli alla Tav.
      Ma Carbone, anziché dare spazio a quegli argomenti sul giornale per cui scrive, cerca di ostacolarne la diffusione anche nei dibattiti.
      Con quale termine definire il suo atteggiamento se non con “censura”?

      Tino Balduzzi

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